| Articoli: IL SOFTWARE LIBERO | |||
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| Nato dalla cooperazione e dal lavoro collettivo valida alternativa al monopolio capitalistico della multinazionale Micro$oft L'idea di software libero prende forma con il "Progetto GNU" (Gnu's Not Unix = "Gnu Non è Unix") nel 1984 dall'idea di Richard Stallman di creare un Sistema Operativo compatibile a Unix. Un sistema operativo è un software che permette ad un computer di essere utilizzato, ma GNU non è solo questo. GNU comprende tutta una serie potenzialmente infinita di programmi, giochi e quant'altro ci possa servire per utilizzare "normalmente" un pc. Il cuore del sistema operativo è Linux ideato e sviluppato da Linus Torwalds. Le caratteristiche che fanno di un software un Software Libero sono: La libertà dell'utente di eseguire il programma per qualsiasi scopo. La libertà di modificare il programma secondo i propri bisogni (perché questa libertà abbia qualche effetto in pratica, è necessario avere accesso al codice sorgente del programma, poiché apportare modifiche ad un programma senza disporre del codice sorgente è estremamente difficile). La libertà di distribuire copie del programma, gratuitamente o dietro compenso. La libertà di distribuire versioni modificate del programma, così che la comunità possa fruire dei miglioramenti apportati (e questo fa si che il numero di programmi derivati possa essere potenzialmente infinita). Nel corso del tempo le multinazionali del software si sono molto impegnate per denigrare questo mondo alternativo alla loro logica capitalista portando svariati attacchi alla comunità del software libero. L'attacco più duro, che colpisce la possibilità di chiunque di scrivere un programma, viene dalla proposta di legge per i "brevetti sul software". Di tale proposta se ne sta discutendo al Parlamento Europeo e se dovesse diventare legge, soltanto chi può permettersi di mantenere diversi brevetti potrà creare e distribuire un proprio software. I nostri Euro-Deputati, i compagni Marco Rizzo e Umberto Guidoni si sono già espressi contrariamente a tale proposta difendendo i diritti di tutti contro lo strapotere delle lobby informatiche del software capitalista. Ma gli attacchi non finiscono qui, al pari delle dicerie sul fatto che i Comunisti mangiassero i bambini, il software libero si vede vittima di affermazioni del tipo: «il povero programmatore deve guadagnarsi il pane, quindi il software libero è utopico». A questo proposito occorre ricordare che il mondo del software libero è fatto da programmatori che vivono in prima persona la sostenibilità commerciale dei propri principi senza per questo morire di fame. Occore inoltre ricordare che i proventi delle licenze sul software proprietario non vanno ai programmatori ma ai loro padroni, che non a caso spesso sono le potenze commerciali più grandi del pianeta. Dai dati fiscali di Microsoft per l'anno 2000 risulta che il 16.4% dell'introito lordo di Microsoft viene speso per ricerca e sviluppo (settore che include tutti i programmatori dell'azienda e non solo), mentre il 18.0% viene impiegato per la commercializzazione del prodotto; l'utile netto dell'azienda è il 41% dell'introito. E' inoltre da ricordare che grazie al software libero le realtà come Cuba, che ci dimostra la validità del sistema economico socialista, obbligate da un embargo a vivere delle proprie risorse, possono creare progresso e quindi benessere senza dover sottostare alle logiche capitaliste di globalizzazione portato avanti dalle SoftwareHouse Americane. Non solo filosoficamente ma anche nella concretezza, il software libero si colloca come componente organico in un'economia basata sul lavoro collettivo, sulla solidarietà e sulla collaborazione costituendo, con il suo sviluppo portato avanti da programmatori volontari di tutto il mondo, un paradigma dell'ideale comunista. |
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