logo
 Login
Nome utente:

Password:


Hai perso la password?

Registrati ora!
 Menu principale
 Cerca

Ricerca avanzata
 Utenti online
5 utente(i) online (5 utente(i) in Sezioni)

Iscritti: 0
Utenti anonimi: 5

Altro...
Articoli: Documento conclusivo della 1° conferenza Regionale della FGCI piemontese  
Autore: kgb
Pubblicato: 2005/11/10
Letto:
Dimensione 26.37 KB
Pagina stampabile Segnala ad un amico
 
Documento conclusivo della
1° conferenza Regionale della FGCI piemontese
8 Febbraio 2004




“Disobbedire e averne l’animo inquieto,
sottoporsi a una disciplina e sentirne
l’orgoglio non sono cose facili da mettere insieme,
ma proprio così ho sempre cercato di essere,
allora come oggi. E non sono stato mai solo.”

Giancarlo Pajetta




PERCHE’ LAVORARE ALLA COSTRUZIONE DELLA FGCI.



Negli ultimi anni la realtà giovanile italiana è mutata profondamente; il cosiddetto tramonto delle ideologie e Tangentopoli hanno portato i giovani ad un profondo disinteresse per la politica, che si è trasformato talvolta in un qualunquismo dilagante nel quale la politica populista e demagogica della destra ha trovato facile ascolto.

E’ questo il quadro nel quale ci troviamo dalla fine degli anni 80. La scomparsa del PCI e dunque la perdita di radicamento della sinistra nei quartieri popolari non hanno sicuramente agevolato il nostro compito attuale. Oggi dunque si pone per noi la grande sfida di dover interpretare le necessità, i bisogni, le speranze delle generazioni più giovani.

Questo deve avvenire elaborando linguaggi che favoriscano la creazione di nuovi canali comunicativi. Per combattere la parcellizzazione sociale figlia delle politiche governative che minano le prospettive future delle giovani generazioni è necessario riconnettere un sistema programmatico e di valori che permetta di progettare un futuro al riparo dall’incertezza imperante. Questa è la grande sfida che ci attende, alla quale non possiamo sottrarci.

La nostra organizzazione è completamente organica al Partito, ciò non toglie che delle specificità debbano esistere, non legate alle idealità ma alle tematiche concernenti la questione giovanile; tuttavia sul terreno ideale è necessario riaffermare degli ideali forti di cui tutto il Partito è portatore, ma che devono vedere la FGCI in prima fila.

Per noi giovani il valore dell’antifascismo è fondamentale. Oggi si tenta da più parti di giungere alla cosiddetta “pacificazione nazionale”. Noi riteniamo che questo processo si sia chiuso con l’amnistia di Togliatti e riteniamo vergognosi i tentativi di paragonare i morti della Repubblica Sociale ai caduti partigiani. Noi siamo eredi diretti di quella tradizione, e proprio a noi giovani spetta il compito più difficile, quello di riaffermare questi ideali tra le generazioni del domani. La FGCI dovrà saper fare della propria identità comunista un punto centrale delle sue proposte.

Sono inaccettabili gli attacchi che quotidianamente ci vengono mossi dalla Destra. La storia del comunismo è la storia della lotta per la libertà e l’emancipazione dei popoli. In questo quadro va inserita la nostra solidarietà con Cuba. Cuba rappresenta un esempio di sviluppo alternativo al capitalismo, messa in ginocchio da un

embargo privo di senso. Per questo noi difendiamo fortemente la realtà cubana, ritenendo strumentali le critiche che oggi le vengono mosse da gran parte del panorama politico. Il Governo cubano è costantemente sottoposto alle indebite pressioni degli USA. Il popolo cubano deve far fronte quotidianamente ad un terrorismo a bassa intensità organico alla strategia dei neo-con della guerra preventiva globale.

L’isola caraibica è uno dei Paesi più avanzati dell’America Latina, unico orizzonte con il quale è possibile un confronto. Nella difesa dei valori democratici, nel percorso verso il socialismo, la FCGI riconosce l’importanza della lotta alle discriminazioni di ogni genere nei confronti dei cittadini più deboli, per questioni di religione, razza, orientamento sessuale ed identità di genere.

In tale ottica si riconosce l’importanza di una collaborazione con il Coordinamento Pasolini nella costruzione di una coscienza libertaria ed autenticamente democratica tra i giovani.



COME ORGANIZZARE LA FGCI



La Fgci, completamente organica al Partito, dovrà saper operare nell’ambito giovanile e saper canalizzare energia alla nostra causa. Per fare questo avere una buona organizzazione è indispensabile. Le questioni tematiche dovrannoessere approfondite e bisognerà coinvolgere nel confronto forze esterne al Partito. Per fare ciò in maniera puntuale è necessario dotarsi di alcuni referenti tematici che continuino il lavoro cominciato in questi mesi.

Dovremo aver la capacità di compiere elaborazione politica sulle diverse questioni. In questo lavoro sarà essenziale il contributo delle Federazioni non metropolitane, che dovranno essere coinvolte e rese protagoniste del confronto. L’azione sul territorio è assolutamente importante ed irrinunciabile.

Per questo si dovrà cominciare a costituire, dove è possibile, dei nuclei di giovani a livello di Sezione. Questo percorso è a livello embrionale, ma dovrà essere sviluppato. E’ evidente che la strutturazione regionale della Fgci non debba impedire e neanche di limitare la costruzione di nuclei di giovani nelle Federazioni non metropolitane, dove bisognerà anzi potenziare l’intervento sul territorio e la struttura organizzativa. I mezzi informatici non sono da sottovalutare in questo momento storico; per questo dovremo dotarci al più presto di un sito internet che faccia da punto di riferimento per i compagni della Fgci di tutto il Piemonte.

Solo con un’organizzazione forte, strutturata e ben radicata nel territorio potremo crescere e diffondere le nostre proposte.



LA FGCI E LA SCUOLA SUPERIORE



Risulta evidente che la scuola italiana stia attraversando il momento più buio dal dopoguerra ad oggi. Siamo infatti di fronte ad una vera e propria controriforma, ad un ritorno al passato bello e buono. Le scelte del Governo sulla scuola sono incredibili e inquietanti. L’abbassamento dell’obbligo scolastico a 13 anni e mezzo fa dell’Italia l’ultimo Paese in Europa di molto.

Il vincolo di scegliere tra scuola e lavoro a 14 anni riporta l’Italia indietro di 50 anni quando si era costretti a scegliere tra avviamento e scuola media. Questo non è un provvedimento solo conservatore, è un provvedimento di classe.

Segna una demarcazione precisa tra chi sarà classe dirigente del Paese e chi parte della classe lavoratrice.

La riforma degli Organi collegiali non è certo confortante. Nella scorsa legislatura il Centrosinistra non è riuscito, non certo per colpa dei Comunisti Italiani, ad approvare la riforma degli Organi Collegiali, una riforma all’avanguardia. Il disegno del Polo è invece di diminuire la rappresentanza dei genitori, di cancellare la rappresentanza studentesca e di dare la Presidenza d’ufficio del Consiglio d’Istituto al Dirigente scolastico. Questa riforma trasformerà il Consiglio d’Istituto in un vero e proprio Consiglio di Amministrazione. La visione della Moratti è infatti assolutamente privatistica: già il fatto che dalla sua gestione il Ministero si chiama “Ministero dell’Istruzione” e non più “Ministero della pubblica istruzione” la dice lunga su quale sia l’idea morattiana di scuola; una visione aziendale. A questa visione si può ricondurre anche l’assenza del richiamo alla Repubblica come soggetto che eleva il livello culturale della popolazione.

Come è noto il Ministro Moratti è personaggio molto legato a Comunione e Liberazione e dunque ai settori integralisti della Chiesa Cattolica. E’ ovvio che ciò ha influito nella sua azione di governo. Infatti è stato istituito il ruolo per gli insegnanti di religione. Da notare che gli insegnanti di religione devono avere l’abilitazione della Curia e risulta evidente come una volta che un insegnante si veda ritirare l’abilitazione debba essere reintegrato come dipendente scolastico. La riforma dell’Esame di Stato rappresenta un regalo bello e buono alle scuole private. Infatti con la commissione interna è evidente che le scuole private sono avvantaggiate.

Non sottovalutiamo il fatto che fu proprio Don Sturzo negli anni 20, fondatore del PPI e sicuramente non un pericoloso bolscevico, a pronunciarsi a favore del controllo statale nelle scuole cattoliche. Era per dimostrare la validità delle scuole cattoliche di allora, sulla quale naturalmente si può discutere perché forgiatrici di un particolare pensiero, ma sicuramente didatticamente efficaci. Oggi lo scopo è diverso: salvaguardare gli interessi di pochi e favorire le scuole private, preferibilmente cattoliche. Non dobbiamo dimenticare il buono scuola, provvedimento approvato nelle Regioni governate dal Polo come il Piemonte. Questo è l’ennesimo, riuscito per la verità, di aggirare l’art.33 della Costituzione (il famigerato “senza oneri per lo Stato”) e di finanziare le famiglie che mandano i figli alle scuole private. Il meccanismo è alquanto perverso: viene calcolata l’incidenza delle spese per la scuola nel reddito annuo.

E’ evidente che a parità di reddito vengono privilegiate le private, che in Piemonte sono solo il 3%. Questo è il quadro in cui oggi ci troviamo ad operare; un quadro che deve vedere una mobilitazione di tutti gli operatori della scuola. Noi pensiamo che oggi più che mai sia necessario salvaguardare la scuola laica, pluralista, che non è divisa ma arricchita dalle differenze. Abbiamo anche come organizzazione giovanile il compito di chiederci che ruolo debba avere la scuola nel percorso formativo del giovane. La scuola pubblica deve garantire la pluralità di opinioni e di culture, favorendo l’interscambio tra culture diverse.

Per quanto concerne le religioni ad esempio, la nostra scuola deve garantire la laicità dell’Istituzione scuola, garantendo la libertà di culto. In questo quadro riteniamo sterili e sbagliate le prese di posizione della Chiesa rispetto alla presenza del crocifisso nelle aule: secondo noi i simboli religiosi dovrebbero stare fuori dall’edificio scolastico, ed avere tutti la stessa dignità. E’ altrettanto evidente che non dobbiamo prestare il fianco a forzature in senso estremistico: la scuola deve avere la capacità di combattere l’integralismo, che è nemico del progresso. E’ dunque per noi compito irrinunciabile difendere la scuola pubblica, luogo di formazione dell’individuo, ma anche luogo di incontro tra culture diverse.



IL MOVIMENTO STUDENTESCO



Il movimento studentesco è apparso quest’anno a Torino particolarmente spento e frammentato; si è stati in difficoltà nel trovare delle tematiche unificanti che permettessero di scendere in piazza tutti uniti. Tuttavia la FGCI ha saputo giocare un ruolo significativo nell’ambito del movimento torinese. Le studentesse e gli studenti della FGCI sono stati a disposizione dei collettivi di scuole vicini a noi su alcune tematiche per la ricostruzione di un movimento autonomo e credibile. Sotto la sigla di Studenti per la pace si è trovata la convergenza di tante scuole, di tanti studenti che insieme alla FGCI hanno lavorato alla manifestazione del 20 novembre, primo banco di prova. Il fatto che tale manifestazione abbia visto la manifestazione di un migliaio di studenti è da salutare con la più ampia soddisfazione.

Dobbiamo essere in grado oggi di non disperdere questo patrimonio che abbiamo costruito, saperlo far esprimere senzanessun tentativo di egemonizzare. Noi vogliamo realmente contribuire alla crescita del movimento studentesco, stando assolutamente al di fuori di questioni di carattere personale nate tra le diverse organizzazioni torinesi.

Dobbiamo aver la capacità, dimostrandoci organizzazione matura, di lavorare con il più ampio numero di realtà, così come dettato dalla nostra natura unitaria. Questo intento non deve in alcun modo ledere l’attività della FGCI nella Scuola Superiore; vanno intensificati i volantinaggi nelle scuole, va perseguita la strada delle riunioni tematiche che approfondiscono le questioni legate alla scuola.



LA FGCI E L’UNIVERSITA’



1.1 La FGCI ed il Partito dei Comunisti Italiani individuando nell’Università e nella Ricerca uno dei punti nodali dell’organizzazione, formazione e diffusione del sapere ritengono importante l’analisi e la comprensione dei provvedimenti e dei fini in essere nella politica dell’esecutivo di centro-destra. Punto di partenza obbligato risulta la legge finanziaria per il 2004 in discussione al Parlamento.

I dati che ne emergono riflettono la volontà generale del Governo alla spasmodica ricerca del “fare cassa” attraverso tagli e “mutilazioni” economiche: l’Università e la Ricerca non ne vengono risparmiate, anzi. Attualmente i finanziamenti destinati all’istruzione universitaria incidono – in Italia – per lo 0,8% del PIL (a fronte di una media Ue del 1,2% e una media Ocse pari al 1,3%): per recuperare il gap maturato nei confronti dei Paesi aderenti all’Ue servirebbero investimenti pari a 10 miliardi di Euro da spendere nell’arco temporale di un decennio… ergo, l’Università Italiana è la Ricerca necessiterebbero di 1 miliardo di Euro annui di finanziamento. Di rimando la spesa media in Euro delle istituzioni universitarie per

studente (anno 1999) pone l’Italia – con 7.084 Euro – al di sotto della media Ue – 9.101 Euro – e di quella Ocse – 8.632 Euro. Investimenti irrisori a fronte della grave situazione economica complessiva si concretano in effetti diretti sul corpo studentesco attraverso l’aumento costante delle rette, carenze e disfunzioni nei servizi, borse di studio insufficienti, deficit formativo rispetto alle realtà accademiche europee e nord americane. Carenze di investimenti quale sinonimo di stasi nell’innovazione, nella Ricerca, nei servizi destinati e nei diritti degli studenti.

La Finanziaria a venire salvo improbabili sorprese non registrerà discontinuità apprezzabili rispetto alle linee guida seguite fino ad ora. L’esiguità dei fondi stanziati, il blocco delle assunzioni del personale (docente, ricercatore e tecnico-amministrativo), la riduzione dei finanziamenti per l’edilizia universitaria… provvedimenti coerenti con il pensiero neo-liberista ed i suoi dogmi: progressivo disimpegno dello Stato da finanziamenti destinati al settore Pubblico, posizione dominante del mercato, centralità del singolo a

scapito del collettivo. Il sapere condizionato dall’interesse d’impresa ( progressiva e costante apertura dell’Università e della Ricerca a finanziamenti privati) nei fatti dismette la funzione di laboratorio – in senso lato – in grado di non scartare aprioristicamente percorsi di per sé non remunerative, al meno nel breve periodo. Il profitto ricercato dagli investitori determina nei fatti un’ Università ed una Ricerca ancelle dell’impresa, il sapere asservito al mercato… ecco gli scenari presenti e futuri del sistema formativo italiano. La FGCI indica che l’Università e la Ricerca Italiana per sfuggire allo scenario paventato debbano ritornare priorità delle politiche governative: aumentare gli investimenti pubblici ovvero investire nello sviluppo sociale, civile ed economico delle giovani generazioni e del “sistema-Paese”.



1.2 Il Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR – costituito da 108 istituti di ricerca ha fornito dati secondo cui i tagli dello scorso anno hanno provocato riduzioni anche del 65-70% ai finanziamenti ordinari. Rischio chiusura o paralisi per stazioni sperimentali astronomiche, campagne di scavo archeologico, la banca del germoplasma vegetale – unica presente in Italia. Drastici tagli inoltre hanno colpito le ricerche sull’AIDS e sul morbo di Altzheimer, mentre altri filoni di ricerca rischiano la chiusura. Accompagnata ai tagli dei finanziamenti è giunta l’approvazione dei decreti di riforma degli enti di ricerca da parte del Governo. Decreti che ridisegnano l’organigramma del CNR attribuendo all’Esecutivo un controllo capillare sulla gestione dell’ente incuranti del fatto che l’autonomia del CNR sia garantita (?) dalla Costituzione (art.33). Il disegno di fondo prevede un maggior controllo del CNR e delle sue scelte da parte del Governo, il quale andrà a controllare i C.d.A. ed i direttori delle nuove strutture intermedie (i dipartimenti). La nuova ricerca prona alle esigenze della politica dei palazzi e legata agli interessi delle imprese. Nel passato i finanziamenti, principalmente pubblici ed in minima parte privati non erano rigidamente vincolati da una immediata traduzione in tecnologie commercializzabili. Ora i pesanti effetti delle direttive neo-liberiste, il ruolo sempre più condizionante del privato obbligano a tempi di ricerca legati alla produzione – cassata la “ricerca pura” –, i brevetti ed i

copyright strumenti della commercializzazione delle innovazioni. La Ricerca “privatizzata” con i suoi risultati non più risultante di un processo collettivo che coinvolge la comunità scientifica nel suo insieme ma prodotto di aziende private produttrici: in luogo del franco confronto di pensiero recinzioni invalicabili; il sapere come fonte di lucro, merce tra le merci.



LA FGCI E IL LAVORO



1.1 La contradizione fondamentale su cui poggia il sistema economico di sviluppo capitalistico – quella fra capitale e lavoro – nell’attuale fase si è andata progressivamente “arricchendo” di nuove articolazioni. La fine della prima esperienza storica “reale e concreta”, determinata dall’ URSS e dai paesi dell’area socialista, in cui il proletariato ha guidato la società nel suo sviluppo nel e verso il socialismo ha – di fatto – determinato un arretramento marcato nella coscienza, nelle organizzazioni – partitiche e sindacali – e nelle condizioni sociali e materiali dei subalterni. Il paradigma di sviluppo – il modello neoliberista – ed il mezzo che lo determina – la globalizzazione economica – sono i potenti strumenti utilizzati dai dominanti – economici, culturali e politici – per attuare la ristrutturazione del sistema produttivo e di governo a livello internazionale. I costi sociali di un tale rivolgimento sono stati e sono tutt’ora addebitati unicamente alla varia realtà costituita dai subalterni.

Lo sfruttamento e le nuove forme in cui si è manifestato – soprattutto tecnologiche – hanno generato conseguentemente nuove tipologie di sfruttati: lavoratori flessibili, precari, la proletarizzazione del ceto intellettuale, lavoratori con partita IVA – dipendenti ma autonomi dal punto di vista fiscale e privi dei diritti che dovrebbero essere loro riconosciuti.

Stante tale situazione complessiva la FGCI – di concerto con il Partito – è chiamata ad elaborare una proposta costruttiva per la difesa ed il rafforzamento aggiornato dei diritti e delle conquiste alla cui concretazione, negli anni passati, i comunisti italiani hanno largamente contribuito. Vista la centralità del tema si ritengono auspicabili oltrechè necessari il dialogo e l’azione con tutte quelle forze che intendono spendersi in una tale prospettiva: il sindacato, la CGIL in primis, le organizzazioni giovanili dei partiti del centro-sinistra e la galassia varia ed eterogenea determinata dai movimenti. La FGCI ed il PdCI si impegnano nella battaglia in difesa della dignità e del valore sociale del lavoro e dei lavoratori, in vista di quella futura “società dei produttori” unica garante di eguaglianza e libertà formali e sostanziali.



1.2 Il reciproco e indissolubile condizionamento dialettico tra mondo del lavoro ed i valori democratici fondativi della Costituzione Repubblicana è oggi ampiamente misconosciuto. La riduzione e degradazione del lavoro a mera appendice funzionale della finanza speculativa internazionale determina parimenti un progressivo deterioramento ed imbarbarimento dell’ humus democratico, del senso civile e civico della società. La FGCI ed il PdCI come monito per i tempi futuri richiamano il sempre attuale brano pronunciato dal compagno Palmiro Togliatti durante la relazione all’ VIII Congresso del PCI:



“La classe operaia, le masse lavoratrici e i loro partiti avanzati, tutti di ispirazione socialista, furono alla testa della guerra di liberazione e crearono, con la vittoria contro il fascismo, le fondamenta storiche e politiche dell’attuale regime democratico.

Queste grandi acquisizioni storiche non si cancellano, non si possono cancellare, così come non si possono distruggere le conquiste reali che ad esse corrispondono, a meno che non si voglia creare nella società italiana una frattura tale che, presto o tardi, renderebbero di nuovo attuale la minaccia di un ritorno al fascismo o ad un suo surrogato”.



DROGHE LEGGERE E TOSSICODIPENDENZE



Le droghe leggere



Da un po’ di tempo all’interno della nostra organizzazione giovanile è aperto il dibattito sul tema della legalizzazione delle droghe leggere, tema reso di grande attualità dal disegno di legge del vice Primo Ministro G. Fini.

Il clamore suscitato da questo provvedimento è legato alla criminalizzazione che verrebbe effettuata nei confronti dei consumatori di cannabis, sottoposti a sanzioni amministrative e penali, con l’annullamento della soglia considerata di consumo personale ; questa legge ci riporterà indietro di decenni e non farà altro che allargare il mercato nero gestito dalla criminalità organizzata, riempire le carceri riempire le carceri di persone che hanno la sola colpa di fare uso a scopo ricreativo o medicinale di una semplice pianta e confondere i consumatori in merito alle sostanze psicotrope e i loro diversi effetti; diverse infatti sono le conseguenze sull’organismo delle droghe sintetiche rispetto alla cannabis, non più dannosa, dati scientifici alla mano, dell’alcool o del tabacco.

La cannabis viene utilizzata in alcuni paesi europei e del resto del mondo a scopi medico terapeutici (malattie terminali, infiammazioni, pazienti infetti da H.I.V., depressione, glaucomi, asma e svariate altre patologie). È stata pubblicata una ricerca di due eminenti psichiatri, Samuel Allentuck e Karl Bowmann che nelle loro conclusioni hanno dichiarato che “la cannabis è un leggero euforizzante e non altera la personalità di base”, mentre lo “ISSPA” (Istituto Svizzero per laPrevenzione dell’Alcolismo e altre tossicomanie), ha concluso che quasi tutte le storie di droga sono iniziate con un precoce abuso di alcool e di tabacco e non dal consumo di hasish. Per questo la FGCI considera negative e gravi le proposte di Fini, che riportano la situazione droghe indietro di parecchi anni, facendo un regalo alla mafia. L’unico modo in cui crediamo di poter migliorare la situazione è la legalizzazione delle droghe leggere, che permetterebbe così di battere la mafia. E’ necessario inoltre insistere sull’uso terapeutico che in alcune circostanze è necessario.



Tossicodipendenze



Da circa due decenni in Italia è stato adottato un sistema basato sulla prevenzione e sulla riabilitazione che coinvolge lo stato, attraverso le ASL, e i privati, che gestiscono la maggior parte delle strutture di accoglienza. Per quanto concerne l’aspetto della prevenzione si può registrare come fallimentare l’insieme delle campagne di sensibilizzazione rivolte ai giovani, eccessivamente sporadiche e non correttamente tarate sul target. In merito al recupero e al reinserimento è in campo un complesso e articolato sistema diffuso sul territorio che permette di seguire il giovane tossicodipendente attraverso i vari stadi della disintossicazione.

Per coloro che non mostrano una reale intenzione di intraprendere un percorso terapeutico le ASL, attraverso i SerT, attuano una politica di riduzione del danno, consistente nella somministrazione controllata di una sostanza, il metadone, che permette di colmare lo stato di carenza della persona. Esistono, poi, strutture, dette Centro Crisi, in cui è consentita la permanenza del tossicodipendente in un ambiente protetto in cui riflettere se intraprendere la disintossicazione o meno. Per coloro che, invece, manifestano la propria intenzione di avviare un percorso terapeutico, esistono Comunità, convenzionate con le ASL, in cui si attuano programmi di recupero e reinserimento nella società.

Ora, con la proposta del Governo, si pone in discussione l’intero sistema ed l’impostazione attuale, con una dichiarazione di fallimento del principio della riduzione del danno e la revisione dei ruoli delle parti pubbliche e private.

Con l’eventuale attuazione della legge si consentirebbe alle Comunità, iscritte previamente in un apposito Albo, di svolgere le funzioni dei SerT, avviando una sostanziale privatizzazione del sistema e la monetizzazione di un servizio sociale. L’onorevole Fini, inoltre, non nasconde, come del resto la gran parte della maggioranza, la propria simpatia per le Comunità basatesull’irregimentazione del tossicodipendente in un sistema fortemente gerarchizzato, in cui è facile la manipolazione di menti così labili; non è da escludere, pertanto, che le strutture che adottano un principio di valorizzazione e autonomizzazione critica delle persone saranno fortemente ostacolate dal Governo, attraverso paletti rigidi.

Come FGCI riteniamo che sia effettivamente necessario apportare modifiche al sistema vigente, ma in una direzione opposta a quella intrapresa dal Governo. Crediamo che sia necessario rendere maggiormente efficace l’opera di prevenzione presso i soggetti più a rischio: gli adolescenti e le fasce più emarginate della società. E’ necessario innanzituttorimuovere le cause per cui costoro potrebbero avvicinarsi all’uso degli stupefacenti, spiegando i reali rischi della loro assunzione e attuando politiche di valorizzazione delle periferie e dei loro abitanti. Dobbiamo sostenere il principio della riduzione del danno, come sistema per allontanare i giovani dalla criminalità che lucra sullo spaccio. Per quanto concerne l’aspetto terapeutico è importante che le strutture di assistenza e supporto rimangano di carattere pubblico, ammettendo i privati nella gestione delle comunità e lo Stato nei servizi territoriali SerT . Non si può permettere che la Destra speculi sui casi di cattiva gestione per affossare l’intero sistema ; è necessario richiedere un monitoraggio delle esperienze finora svolte al fine di valorizzare quelle realtà i cui risultati sono stati più proficui, per poter proporre tali modelli a scala nazionale. Bisogna attuare un’inversione di tendenza nella privatizzazione dei servizi sociali, difatti il passaggio dalle USL alle ASL, con nomina politica degli amministratori, è una delle cause di dissipazione clientelare del denaro pubblico.
 
Valutazione dell'articolo: (3 voti)
Vota questo file
Ritorna alla categoria | Ritorna all'indice principale
 Vota Il SITO
Votaci nella classifica Altervista


 Visite
dal 25/04/07

Powered by php-stats


Powered by XOOPS 2.0 © 2001-2003 The XOOPS Project and by SOCIALISMO